Luisa Miller. Melodramma tragico in tre atti. Libretto di Salvatore Cammarano dal dramma Kabale und Liebe di Friedrich Schiller, musica di Giuseppe Verdi. Prima rappresentazione: Napoli, Teatro San Carlo, 8 dicembre 1849.
Fitta fu la corrispondenza con il librettista Salvatore Cammarano per la realizzazione di quest’opera alla quale Verdi accondiscese non essendo riuscito ad annullare, mentre si trovava a Parigi, un contratto vecchio di tre anni con il San Carlo di Napoli cui si decise ad adempiere acconsentendo ad una richiesta implorante dello stesso Cammarano, poeta del teatro. Fu questi a proporre nell’aprile del 1849, il soggetto che aveva già interessato Verdi tempo prima, quello di Kabale und Liebe di Schiller. Nella scelta di tale soggetto Verdi mostrò un mutamento di prospettiva nella sua produzione artistica, seguita poi da Stiffelio e culminante nei lavori della trilogia, inaugurando quella che Abramo Basevi chiama “la seconda maniera di Verdi” che volge ora l’attenzione alla vita intima e all’approfondimento psicologico dei personaggi nella dimensione del dramma borghese, non senza elementi di critica sociale. Ottenuto il ‘programma’ da Cammaranno in maggio e discusse diverse modifiche, Verdi mandò in scena l’opera al San Carlo l’8 dicembre 1849. Il dramma è quello intimo di un amore impossibile ostacolato dalle convezioni sociali e dalla malvagità umana. In un’ambientazione storica nel Tirolo a metà del secolo XVII, l’amore di Luisa, una semplice ragazza borghese, per il nobile Rodolfo si compie in tragedia avendo ella rinunciato a quest’amore, non differentemente dalla futura Violetta, dietro il ricatto della salvezza del padre imprigionato messo in opera dal malvagio Wurm suo rifiutato pretendente. Un atto disperato dell’innamorato Rodolfo produrrà la morte dei due protagonisti mediante avvelenamento. Sebbene il linguaggio di Verdi sia per tanti versi ancora stereotipato, Budden vi riconosce una maggiore finezza del pensiero musicale e una capacità di approfondimento del tutto nuovi riscontrabili in una risoluzione più schiettamente lirica e musicale del dramma. Pregi dell’opera: un recitativo più duttile ed espressivo integrato dall’orchestra, la capacità orchestrale di rendere musicalmente alcune situazioni drammatiche, la felice vena lirica di arie come Quando le sere al placido di Rodolfo. Il vertice è nel terzo atto che presenta una fine orchestrazione e due lunghi dialoghi in recitativo di Luisa con il padre e quindi con Rodolfo di grande interesse drammaturgico-musicale.
Michele Iervolino, Davide Panzavolta (capo macchinista),
Luigi Perillo, Antonio Sabato
Atto primo: L’amore
Scena prima
Un ridente villaggio, i cui abitanti sono riuniti per festeggiare il compleanno di Luisa. Laura e gli abitanti del villaggio cantano un dolce coro per invitare Luisa alla sua festa di compleanno (“Ti desta, Luisa”). Luisa e suo padre escono dalla loro casa e salutano gli amici, complimentandosi per la loro canzone ed osservando come la giornata si annunci meravigliosa. La giovane nota che “Carlo” non è ancora arrivato: Rodolfo, infatti, si è presentato a tutti sotto questo nome per nascondere la sua vera identità. Miller teme il giovane, ma Luisa cerca di rassicurarlo (“Lo vidi, e’l primo palpito”). I contadini offrono a Luisa fiori e doni mentre sopraggiunge “Carlo”: con Luisa, egli canta un gioioso duetto (“T’amo d’amor ch’esprimere”), che si trasforma, poi, in coro. Entrambi dichiarano il proprio amore ed il proprio attaccamento all’altro. Miller, tuttavia, ha un presagio di imminente rovina e dubita dell’indole del giovane. Giunge il suono delle campane e tutti, tranne Miller, si recano in Chiesa. Sopraggiunge Wurm e chiede a Miller di restare: gli dice di amare Luisa e di essere il solo a meritare la sua mano; ma Miller gli risponde che acconsentirà al matrimonio soltanto se Luisa lo ama. Irato, Wurm accusa Miller di non saper vigilare su sua figlia, ma questi difende il suo comportamento affermando che la scelta del matrimonio è sacra e deve essere fatta liberamente (“Sacra la scelta”). Wurm rivela allora a Miller che, in realtà, “Carlo” è Rodolfo, il figlio del Conte Walter. Lascia, poi, Miller solo con il suo dolore: la sua ansia cresce sempre di più ed egli invoca il cielo affinché salvi sua figlia.
Scena seconda
Un’ampia sala nel castello del Conte Walter. Entra Walter, seguito da Wurm, che gli sta comunicando che Rodolfo è intenzionato a sposare Luisa. Il Conte dice a Wurm che vuole vedere Rodolfo e Wurm va a cercarlo. Walter riflette sul successo fin qui ottenuto e su come suo figlio potrebbe rovinare i suoi piani di successi ancora maggiori (“Il mio sangue”). Egli accusa Dio della ribellione di Rodolfo e dichiara che la condizione di genitore è una tortura infernale. Rodolfo entra ed abbraccia Walter, che gli annuncia il suo imminente matrimonio con ... Federica. Quest’ultima era stata costretta dal padre a sposare il Duca, poi ucciso in battaglia; ora ella è ricca e tenuta in gran conto alla Corte Imperiale. Rodolfo confida a suo padre di non avere desideri ambiziosi e sta per aggiungere che ama Luisa, ma viene interrotto dall’ingresso della Duchessa. Mentre vanno incontro a lei ed al suo seguito, Walter raccomanda a Rodolfo di obbedirgli; egli dice, poi, alla Duchessa che Rodolfo desidera parlarle e, uscendo, ricorda al figlio quelli che sono i suoi desideri. Solo con la Duchessa, Rodolfo decide che deve fidarsi di lei e le confessa che il cielo, e non suo padre, ha scelto una sposa per lui. Ella gli chiede che cosa voglia dire ed egli risponde che il destino lo ha legato ad un’altra. Rodolfo la prega di perdonarlo e le spiega che mentirebbe dinanzi a Dio se la sposasse. Federica dichiara che il suo cuore geloso non le consente di fargli alcun favore: “L’amore disprezzato è una furia che non può perdonare”.
Scena terza
Una stanza in casa di Miller. Si odono, in lontananza, i richiami e le voci dei cacciatori che si avvicinano. Luisa aspetta Rodolfo. Miller entra e si lascia cadere su di una sedia. Egli rivela a Luisa che “Carlo” è, in realtà, il figlio del Conte Walter e, quel che è peggio, sta per sposarsi. Luisa non crede a tale rivelazione, ma suo padre le dice che è appena tornato dal castello, dove ha appreso la notizia, e giura vendetta sulla sua onorata uniforme. Sulla porta, non visto, Rodolfo ha ascoltato la conversazione e dice loro che, benché la sua vera identità sia stata scoperta, il suo cuore è ancora lo stesso. Poi si inginocchia e, prendendo la mano di Luisa, dichiara che sarà egli il suo sposo e prende Dio ed il padre della giovane a testimoni della sua promessa. Miller si chiede chi li salverà dall’ira di suo padre, ma il giovane dichiara di conoscere un segreto che, se rivelato, distruggerebbe il Conte. Questi sopraggiunge in quello stesso momento e dice di esser venuto a metter fine ad un intrigo peccaminoso. Si prende gioco, poi, dell’amore di Rodolfo e Luisa. “Amore? L’amore di una spregevole seduttrice?”. Rodolfo sguaina la spada mentre Miller dichiara che il suo onore è stato ferito. Walter ordina che Miller e Luisa siano messi in catene e quest’ultima si inginocchia dinanzi al Conte per chiedere perdono. Ma suo padre la solleva, dicendole di non inginocchiarsi dinanzi ad un perfido oppressore (“Fra’ mortali ancora oppressa”). Si leva un canto a più voci, in cui Rodolfo dichiara che l’animo suo è in preda all’ira, Walter ingiunge a suo figlio di sottomettersi al suo volere e Luisa si chiede perché Dio abbia permesso che tutto ciò accadesse. Walter ordina agli Arcieri di eseguire i suoi ordini mentre Rodolfo, con la spada ancora sguainata, sta davanti a Luisa e minaccia di morte chiunque si azzardi a toccarla. Walter afferra Luisa e la consegna agli Arcieri, poi schernisce Rodolfo dicendogli che ha toccato la giovane, “Che farai?”. Rodolfo risponde che, se sarà portata via, andrà via con lei. Poi minaccia di uccidere Luisa e Walter gli dice di farlo. Rodolfo dichiara che, se Walter insiste nel volerla imprigionare, egli rivelerà come sia riuscito a diventare Conte. Con grande meraviglia di tutti, improvvisamente Walter ordina che la coppia sia lasciata libera.
Atto secondo: L’intrigo
Una stanza nel cottage di Miller. Gli abitanti del villaggio irrompono nella stanza cercando Luisa e, quando ella entra, le dicono che suo padre è stato arrestato dal Conte. La giovane sta per recarsi al castello quando giunge Wurm: questi ordina agli abitanti del villaggio di andare via e dice a Luisa che, poiché suo padre ha minacciato il Conte, deve essere punito. Ma continua il suo parlare, insinuando che può salvarlo se scriverà una lettera. Ella accetta ed egli incomincia a dettargliela. È una lettera indirizzata allo stesso Wurm, in cui Luisa dichiara di non avere mai amato Rodolfo, ma solo la sua posizione. (Luisa era solo una contadina, mentre Rodolfo era il figlio del Conte). “Ritorno da te e vorrei che fuggissimo insieme”. Luisa esita, pensando alla vergogna che, così, sta gettando su se stessa; poi, però, si ricorda che tutto ciò è necessario per salvare suo padre (“Tu puniscimi, o Signore”). Conclude la lettera e la consegna a Wurm, ma le vengono imposte altre due condizioni: se interrogata, deve sostenere di avere scritto la lettera di sua volontà e, per di più, deve recarsi al castello e giurarlo dinanzi alla Duchessa. Luisa accetta e chiede a Wurm di rilasciare suo padre, affinché egli possa chiuderle gli occhi morenti (“A brani, a brani, o perfido”). Wurm le dice che il tempo guarirà le sue ferite e che il loro matrimonio dovrà essere celebrato al più presto.
Una stanza del castello del Conte Walter. La scena si apre con Walter che si rammarica per il comportamento di Rodolfo (“Egli delira”). Sopraggiunge Wurm, il quale lo rassicura dicendogli che tutto è stato sistemato e che la lettera sta per essere consegnata a Rodolfo. Apprendiamo, poi, il terribile segreto che Rodolfo aveva minacciato di rivelare (“L’alto retaggio non ho bramato”): sembra che Walter bramasse impadronirsi della carica del cugino. Wurm aggiunge di aver partecipato al complotto poiché Walter gli aveva promesso che gli avrebbe dato in sposa la giovane che egli avesse desiderato; prosegue, poi, dicendo che ogni sera il Conte attraversava una fitta foresta e, una di quelle sere, Walter e lui lo avevano ucciso. Accorso al rumore degli spari, Rodolfo si era chinato sul Conte ferito che, prima di morire, gli aveva rivelato l’identità dei suoi assassini. Gli abitanti del villaggio credevano che fosse stato ucciso dai briganti. Wurm si sente perduto e Walter gli dice che non è il solo: o il segreto viene mantenuto o entrambi saranno condannati. Entra la Duchessa mentre Wurm abbandona la stanza. Walter le dice che presto i sentimenti di Rodolfo cambieranno, aggiungendo che Luisa ama un altro e che lo testimonierà di persona. La giovane viene fatta entrare insieme a Wurm, ma non riesce a guardare la Duchessa. Walter e Wurm attribuiscono tale atteggiamento alla sua condizione di contadina e Federica le chiede se è innamorata: Luisa risponde affermativamente e, dopo una certa insistenza da parte della nobildonna, ammette che si tratta di ... Wurm. La Duchessa le chiede di Rodolfo e la giovane replica che egli l’ha ingannata usando un falso nome; quando, poi, ha appreso la sua reale identità, ella lo ha desiderato solo per la sua posizione. Mentre Luisa, sola, sopporta l’umiliazione, Federica manifesta tutta la sua gioia. Ella nota, però, un cambiamento in Luisa e le chiede se non esista un altro segreto - o se, per caso, stia mentendo. Luisa esita e poi indica Wurm, dichiarando il suo amore ardente per lui, e lui soltanto. Dentro di sé, ella si lamenta per il suo destino, mentre Federica riesce a stento a contenere la felicità. Walter e Wurm si rallegrano del loro imminente successo.
Un giardino pensile del castello. Un contadino porta una lettera che Luisa gli ha chiesto di consegnare segretamente a Wurm. Ma la raccomandazione, da parte della giovane, di evitare Rodolfo aveva fatto nascere in lui il sospetto di un intrigo e, sperando in una ricompensa, egli ha portato la lettera a Rodolfo. Questi la prende e ricompensa il contadino. Convoca, poi, un servo e fa chiamare Wurm. L’ira di Rodolfo cresce via, via che legge la lettera e scopre “il tradimento”. (“Oh! Fede negar potessi”). Il suo cuore è spezzato: Luisa l’ha tradito. Ricorda un cielo stellato durante una sera trascorsa con lei, in un tempo non troppo lontano (“Quando le sere al placido”). Entra Wurm e Rodolfo gli porge la lettera, che egli legge. Il giovane spinge un fucile fra le mani di Wurm e lo sfida a duello, ma questi lentamente si allontana. Rodolfo dichiara che dovranno morire insieme e Wurm spara un colpo in aria: accorrono soldati e servitori, seguiti da Walter, mentre Wurm scivola fra la folla e scompare. Rodolfo si inginocchia dinanzi al padre, che gli dice che il suo valore avrà la sua ricompensa. “Sposa il tuo vero amore”. Walter dice al figlio di essere felice e gli chiede se sia soddisfatto. Rodolfo risponde di no, aggiungendo che Luisa l’ha tradito e che vorrebbe morire; ma suo padre lo esorta a sposare la Duchessa per vendicarsi della giovane. Rodolfo si calma e Walter gli dice che deve avere fiducia in lui, perché lui non può tradirlo. Rodolfo lo invita, allora, a preparargli l’altare o la tomba perché, senza di lei, il paradiso diventerebbe inferno (“L’ara, o l’avello apprestami”).
Atto terzo: Il veleno
Una stanza nel cottage di Miller. Laura ed un gruppo di abitanti del villaggio guardano Luisa, che sta scrivendo, e riflettono su quanto rapidamente sia scomparsa la sua felicità (“Come in un giorno solo”). Laura propone a Luisa di mangiare qualcosa, ma ottiene un rifiuto. La giovane chiede, poi, perché la chiesa sia così splendente di luci e le viene risposto che il Conte sta ricevendo l’investitura della sua nuova Signoria. Inoltre, si sta preparando l’addobbo per il matrimonio di Rodolfo con la Duchessa. Sopraggiunge Miller e, per rispetto, il gruppo li lascia soli. Rivolgendosi alla figlia, egli le confida di avere appreso da Wurm a che cosa sia dovuta la sua liberazione; poi le chiede della lettera che ha appena scritto e che lei gli affida perché giunga a destinazione. Apre e legge lo scritto di Luisa, che è indirizzato a Rodolfo: è un invito ad andare a trovarla presso la sua tomba, all’imbrunire. La giovane pensa al suicidio e suo padre le ricorda che, con tale atto, commetterebbe un grave peccato (“La tomba è un letto”), chiedendole, anche, come possa pensare di lasciarlo solo: Luisa strappa la lettera e gli dice che vivrà solo per il suo bene; poi, decidono di lasciare il villaggio quella sera stessa (“Andrem, raminghi e poveri”). Miller esce. Giungono dalla chiesa le note di un organo e Luisa incomincia a pregare. Silenziosamente, Rodolfo entra nella stanza con un servo, al quale chiede di dire a suo padre che lo troveranno lì quando tutto sarà pronto per la cerimonia. Luisa sta ancora pregando quando Rodolfo estrae dalla tasca una fiala e ne versa il contenuto in una coppa. Luisa si alza ed è sorpresa nel vedere Rodolfo. Questi le mostra la lettera scritta a Wurm e le chiede se sia stata proprio lei a scriverla. Alla risposta affermativa della giovane, chiede che gli venga data la coppa, dalla quale beve. Anche Luisa beve, mentre egli le dice che un altro uomo la sta aspettando all’altare, così come un’altra donna sta aspettando lui. Egli aggiunge che attendono invano e mormora che riesce appena a respirare. Luisa gli offre ancora da bere ed egli commenta “Sembra quasi che sappia che cosa mi sta offrendo”. Poi l’insulta e la prega di avere un po’ di pietà per la sua anima. In un bel duetto, ella gli dice di piangere, se vuole, perché la sua angoscia è più che giustificata (“Piangi, piangi, il tuo dolore”). Rodolfo afferma che le sue sono lacrime di sangue vivo, sgorgate da un cuore che muore, e non lacrime di serenità e di consolazione. Suonano le ore all’orologio del castello e Rodolfo le dice che suona anche la loro ultima ora. Le chiede, poi, la verità: “Ami Wurm?” e le consiglia di non mentire giacché, prima che la lampada che arde sulla tavola si spenga, ella sarà al cospetto di Dio. Luisa gli chiede di spiegarsi ed egli le confessa che, insieme, hanno bevuto morte. “Muoio innocente”, ella dice, e gli rivela il complotto di Walter e Wurm. L’ira di Rodolfo esplode ed egli maledice il giorno in cui è nato ed un Dio ostile. Luisa lo prega di non maledire Dio, al quale ella chiede di risparmiarle la vita. Entra Miller e Rodolfo lo accusa di essere l’assassino del suo stesso sangue. In un commovente trio, Luisa chiede a Miller di benedirla ed al Cielo di accogliere lei e Rodolfo (“Padre, ricevi l’estremo addio”). Miller si rende conto che la fine della sua amata figlia è vicina, mentre Rodolfo chiede perdono. Luisa muore nel momento stesso in cui entrano Walter, Wurm e gli abitanti del villaggio per vedere che cosa stia accadendo. Rodolfo scorge Wurm sul limitare della soglia e lo trafigge con la spada. “Possa la morte essere la tua punizione, tu perfido!”. Si rivolge, poi, a suo padre e gli dice che, anche per lui, verrà la punizione. Crolla, poi, morto
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