Musica di Vincenzo Bellini
Norma Musica di Vincenzo Bellini
Tragedia lirica in due atti su libretto di Felice Romani dalla tragedia omonima di A. Soumet. Prima rappresentazione: Milano, Teatro alla Scala, 26 dicembre 1831. Picture: Rafal Olbinski
Norma è il capolavoro di Bellini ed è anche una delle prime opere che introducevano nel panorama italiano quei temi prettamente romantici che avrebbero di lì a poco invaso la scena teatrale, pur nella cornice conservatrice di un libretto di ambientazione romana che si poneva sulla scia di uno stile postgluckiano penetrato nel campo della tragédie lyrique. Alle spalle di Norma vi erano almeno la Vestale di Spontini e la tragedia classica Medea di Euripide cui si erano già ispirati diversi musicisti. La protagonista è una sacerdotessa del popolo dei Druidi, nella Gallia sottomessa ai Romani, che viene meno ai suoi voti sacerdotali e alla fedeltà al suo popolo innamorandosi del proconsole romano Pollione da cui ha segretamente due figli. Quando quest'ultimo si innamora di un?altra sacerdotessa, Adalgisa, minacciando di abbandonarla, ella arriva a pensare di vendicarsi uccidendogli i figli come la "barbara" Medea, salvo alla fine desistere dalla terribile azione e addirittura scegliendo di sacrificarsi sul rogo per salvare il suo amato e la sua nuova donna. È a quel punto che nella grandezza del suo gesto ella riconquista Pollione che sceglie di salire sul rogo con lei in una morte che diventa trasfigurazione e trionfo dell'amore. È proprio l'intervento della pietas, quest'alone di "charitas" che avvolge l'opera, a farne qualcosa di nuovo rispetto al filone cui appartiene. Il piano privato delle passioni e dei sentimenti dei personaggi si intreccia qui in maniera mirabile con lo sfondo collettivo delle vicende di un popolo oppresso quantomai attuale nell?Italia dell'epoca. Tale intersecarsi dei due piani influenza le stesse convenzioni formali del melodramma per cui il personaggio di Norma che giganteggia ora come madre, ora come sacerdotessa e condottiera del suo popolo, ora come amante appassionata, spesso appare in scene in cui intervengono altri personaggi o il coro, o all?interno di organismi drammatici ampi costituiti da più sezioni. In molti casi i numeri si intrecciano gli uni con gli altri sfumando al massimo il contrasto tra le sezioni o creando dei grandi blocchi, come nella successione finale di Scena e Coro-Duetto-Concertato, in uno stringato ritmo drammatico. Tra i celebri brani dell'opera ormai simbolo della sublime melodia belliniana ed esempio della capacità dell'autore di raggiungere culmini di sonorità estatica attraverso una tecnica molto personale di "crescendo" espressivo, è la preghiera "Casta Diva" che in un'incantata atmosfera notturna la sacerdotessa rivolge alla luna.
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