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14/09/2010

Ci piace Brahms e con Zukerman anche di più

Oltrecultura, 14/09/2010

La serata inaugurale della Stagione Concertistica del Teatro Municipale G.Verdi di Salerno, che si è fregiata della presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha visto la partecipazione del grandissimo violinista e violista Pinchas Zukerman e del “suo” Zukerman Chamberplayers”.
Il brano di apertura è stato il “singolare” Scherzo dalla Sonata F.A.E. Fu composta a sei mani da Robert Schumann, Albert Dietrich e da Brahms, autore dello Scherzo.
Dedicatario della sonata era il grande violinista Joseph Joachim, amico dei tre compositori.
Una “sorpresa” nelle intenzioni di Schumann (FAE sonatenüberraschung) mentre Dietrich ci racconta “Ci si aspettava la visita di Joachim. E Schumann, in un momento d'allegria, ci suggerì che avremmo dovuto comporre insieme una sonata per violino e pianoforte. Joachim avrebbe dovuto poi indovinare il compositore di ciascun movimento".
Schumann compose il II e IV movimento, Dietrich ebbe l'onore di realizzare il I e Brahms scrisse l'amplissimo Scherzo del III.
A causa del ricercato effetto “sorpresa” l'intera sonata fu consegnata in copia a Joachim, affinché nn avesse indizi calligrafici circa gli autori; la copia è andata smarrita anche se il violinista Heinrich Düsterbehn ha dichiarato di averla posseduta fino al 1936.
La sigla F A E si riferisce alle note Fa, La e Mi che i tre compositori adottarono come fondamento tematico, benché, enigmaticamente si ritiene che le tre lettere siano acronimo di Frei aber Einsam (Libero ma solo).
La prima esecuzione sarebbe stata ad opera di Joachim accompagnato da Clara Schumann al pianoforte il 28 ottobre 1853.
La Sonata n.3 di Robert Schumann utilizzerà il materiale tematico della F.A.E. per l'Intermezzo e il Finale.
La prima parte della serata si è conclusa con il Quartetto con pianoforte in La maggiore op.26 n.2, ancora di Johannes Brahms, autore a cui è stato dedicato l'intero concerto.
"Il primo movimento del Quartetto Op. 26 è così “lirico",secondo Ivor Keys nel saggio sulla musica da Brahms, "che ci sono pochissime battute prive di spunti melodici".
Il tema principale è esposto del pianoforte solo e si anima di insistenti terzine; gli archi si uniscono e ne esaltano le frasi legate.
Le armonie sono alquanto ardite e nello sviluppo conducono i due temi fino alla ripresa e alla chiusura allorché appare un motivo cromatico discendente, con la figurazione a terzine che sancisce l'unicità del tempo.
Unisoni e ottave assumono valore espressivo come di sospensione dell'armonia a favore del primato melodico.
L'Adagio è un brano di sublime ispirazione, romantico e tecnicamente brillante, omaggiante l'amico e mentore Robert Schumann.
Il Terzo movimento ha un trio centrale in modo minore e mostra passaggi di stile severo, nettamente contrastante con il conclusivo Finale, che echeggia temi zigani.

Il Quintetto op.34 in fa minore , che ha occupato l'intera seconda parte della serata, è una composizione del 1862, periodo viennese, in cui Brahms iniziò a scrivere la Sinfonia n.1, che terminò solo nel 1876,
Del Quintetto in fa minore si conosce anche una versione per due pianoforti, nonché per quintetto di archi, ma è nella versione per archi e tastiera che la composizione ritrova il suo equilibrio, benché la versione a due pianoforti fu eseguita dallo stesso Brahms e da un virtuoso del calibro di Carl Tausig.
La stesura, come quella della Sinfonia n.1, fu molto travagliata, a causa della strenua ricerca formale di Brahms: il risultato è un'architettura equilibratissima e una forma che definiremmo “romanticamente apollinea”.

Il primo tempo presenta fascinosi chiaroscuri, il primo tema e duro e drammatico, mentre il secondo tema, in do# minore, si connota di lirismo.
Brahms introduce anche un terzo tema in una tonalità lontana ma con legame enarmonico con il secondo, essendo in reb maggiore.
L'Andante e il Poco Adagio si caratterizzano per il maggiore lirismo e l'apparente linearità.
Schoenberg parlerà di “prosa musicale”, senza alcuna intenzione di sminuire.
Lo Scherzo, come quasi sempre nelle opere del musicista amburghese, è assai ricco di idee, con un trio meditativo e severo.
Prima di arrivare al Finale, Brahms presenta una introduzione “poco sostenuto” cui segue un Allegro non troppo dal sapore popolaresco per giungere ad un robusto Presto non troppo.
Applausi convinti del pubblico,  nessun bis, ma soddisfazione negli occhi degli interpreti.
Eccellente la condotta d'arco di Zukermann, capace di attaccare i suoni con una nitidezza esemplare; sicura nell'intonazione e splendidamente dialogante Amanda Forsyth al violoncello; Jessica Linnebach, impegnata nel quintetto, ha risposto con grande diligenza.
Jethro Marcks è stata la viola nel Quartetto e nel Quintetto, sempre con bel suono e diligenza nel dialogo.
Un discorso a parte merita Angela Cheng, grande pianista canadese di origine asiatica, dotata di varietà di tocco delizioso e di una non comune "discrezione" nel partecipare all'intreccio sonoro.
Chiudiamo riferendo dell'ospite d'onore nel pubblico.

"Il ricorso al popolo non è il balsamo per ogni febbre" ha affermato  Napolitano e ancora "La stabilità politica è un valore (….) e un Paese democratico vive secondo le regole"
Sul federalismo ha avuto espressioni inequivocabili: “fermare la penosa disputa contabile fra Nord e Sud".
Se “la libertà non è star sopra un albero” la Democrazia è anche ringraziare e salutare, con lo stile e le modalità adottati  dal Presidente, a cominciare dal “loggione”, metafora di un'Italia sana, che chiede e dimostra di sapere e volere contribuire al bene comune e che non plaude né osanna a  sproposito.

Dario Ascoli

Oltrecultura, 14/09/2010
, www.oltrecultura.it

 


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