Ti trovi qui:

Home

News

08/05/2011

La Tosca di Lorenzo Amato al Teatro Verdi di Salerno

Positano news, 8/05/2011

La “Tosca”? “Una gabbia all’ennesima potenza” in cui passioni ed esigenze diverse entrano in conflitto. Lorenzo Amato discute del capolavoro pucciniano di cui ha curato la regia e che il Maestro Daniel Oren dirigerà al Teatro Verdi di Salerno il 12 e 18 maggio alle 21, mentre domenica 15 il sipario si alzerà alle 18.30. Renato Bruson sarà Scarpia, Martina Serafin vestirà i panni della protagonista, Marcelo Àlvarez impersonerà Mario Cavaradossi, Cesare Angelotti avrà il volto di Alessandro Guerzoni. Completeranno il cast Angelo Nardinocchi (il sagrestano), Angelo Casertano (Spoletta), Carlo Striuli (Sciarrone e un carceriere). Il coro degli adulti e quello delle voci bianche saranno affidati rispettivamente a Luigi Petrozziello e Silvana Noschese. Le scene e i costumi portano la firma di Alfredo Troisi, l’artista video è Jean-Baptiste Warluzel.

Signor Amato, come ha concepito il suo allestimento?

“Si tratta di una messinscena volutamente tradizionale, perché “Tosca” non può fare a meno dei suoi luoghi e del suo tempo. Non è didascalismo, ma rispetto. E’ essenziale non tradire la partitura. Tutto inizia e finisce con la musica e la regia deve aiutarla, non soverchiarla o contrastarla. Il regista non è un egocentrico. Ho voluto però ricreare una sorta di ring senza via di uscita. Anche con brani solo strumentali l’autore evidenzia la condizione del personaggio e la sensazione di trovarsi in una prigione è netta. Nel secondo atto, quando la soprano subisce una grande violenza psicologica, in terra vi è un rettangolo circondato da scale: la struttura geometrica impedisce di lasciarsi tutto alle spalle”.

Scarpia cerca sempre di mascherare le sue pulsioni attraverso l’autorità, Tosca è la passione senza compromessi e finzioni. E’ possibile cogliere nell’opera un rancore del potere nei confronti dell’arte, a cui non perdona la libertà di essere se stessa?

“Non è un caso che le figure principali siano due artisti e l’arte è di per sé indomita dinanzi alle pressioni, ma ciò che emerge nettamente è la bramosia di Scarpia, l’ossessione di possedere ciò che non può avere nonostante la sua potenza”.

Puccini ha saputo creare un’assoluta coerenza tra musica e ambito scenico. Una scelta simile può ancora raccontare il tumulto della contemporaneità?

“Puccini mi sorprende con il suo genio anche quando tratteggia una situazione prevedibile. Dovremmo piuttosto riflettere sul fatto che sta diventando normalità ciò che solo vent’anni fa era impensabile e siamo talmente abituati alla disarmonia da trasformarla in coerenza. Il compositore inoltre aveva dei valori; attualmente non saprei dove rivolgere lo sguardo”.

Quali errori deve oggi evitare il mondo della lirica?

“Non deve chiudersi in se stesso assumendo un carattere èlitario, ma tornare a rivolgersi a un pubblico quanto mai eterogeneo, coinvolgendo i giovani anche attraverso l’alternanza di titoli noti e meno conosciuti. Non dimentichiamo che l’opera ha rappresentato per le platee di un  tempo ciò che oggi è il musical. Occorre recuperare lo stretto legame con i suoi fruitori”.

Cosa comunica Tosca allo spettatore di oggi?

“E’ una drammaturgia musicale talmente perfetta che lo spettatore non può non essere coinvolto nelle sue tensioni. Ci sarà sempre chi preferisce la perfezione mozartiana, ma occorre avvicinarsi senza filtri a tutte le tipologie musicali e il melodramma pucciniano è uno spettacolo popolare creato per colpire la sensibilità di ognuno di noi. Basterebbe ascoltare le note del “Te Deum”: è impossibile restare indifferenti”.

Gemma Criscuoli

Positano news, 8/05/2011 www.positanonews.it

 


teatro