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16/01/2013 - 20/01/2013

Silvio Orlando in Il nipote di Rameau

da mercoledì 16 a domenica 20 gennaio

da mercoledì  16 gennaio a sabato 19 gennaio (ore 21)
e domenica 20 gennaio (ore 18.30)

Cardellino srl 
presenta 
Silvio Orlando
in
Il nipote di Rameau
di Denis Diderotadattamento di Edoardo Erba e Silvio Orlando
con Amerigo Fontani, Maria Laura Rondanini
e il clavicembalista Luca Testa.
scene Giancarlo Basili
costumi Giovanna Buzzi
regia SILVIO ORLANDO

Il nipote di Rameau è uno dei capolavori della satira illuminista della seconda metà del Settecento, concepito dall?autore come un dialogo immaginario e grottesco fra sé e Jean-François Rameau, nipote del famoso musicista Jean-Philippe Rameau e sottile pensatore abilissimo nel capovolgere le teorie del filosofo.
In scena un duello dialettico incentrato sulla visione del Bene e del Male da punti di vista opposti, che rende alcuni aspetti della società settecentesca estremamente attuali ed invita lo spettatore alla riflessione.
Il testo  è la parabola grottesca di un musico fallito, cortigiano convinto, amorale per vocazione, avvolto in un lucido cupio dissolvi.
Nella sua imbarazzante assenza di prospettive edificanti, nella riduzione della vita a pura funzione fisiologica, riesce in maniera paradossale a ribaltare la visione del Bene e del Male, del genio e della mediocrità, della natura umana e delle possibilità di redimerla.
Rameau si è offerto, attraverso i secoli, come un nitido archetipo di libero servo, innocua foglia di fico per padroni a tolleranza variabile.
Scorgiamo, dietro la sua perversità, le paure del filosofo di perdere se stesso e i propri riferimenti etici nell'affrontare un primo embrione di libero mercato delle idee, che intuiva stesse nascendo in quel turbolento e fervido scorcio di secolo.
Rameau manca dai nostri teatri dagli inizi degli anni Novanta, un ventennio di profonde mutazioni nel corpo della nostra società civile, le sue contorsioni intellettuali quindi assumono nuovo e violento impatto e nuovi motivi di aspro divertimento.

Il mondo degli uomini senza qualità
di EUGENIO SCALFARI
Il più bello, il più intenso, pieno di significati che vanno al di là dell'epoca in cui fu scritto è il dialogo di Diderot che si intitola Le Neveu de Rameau.
Il protagonista è un tipo umano che l'autore delinea in tutte le sue sfumature facendolo parlare di sé per 150 pagine. Non è neppure un dialogo perché l'interlocutore che formula le domande e che è lo stesso Diderot si limita a sollecitare le risposte. Il protagonista non si fa pregare, è perfettamente consapevole di sé, del suo modo di vivere, dei suoi vizi, della sua intelligenza, della sua disumanità. Anzi: della sua amoralità. Non è immorale ma appunto amorale. Ha perso ogni cognizione della morale, ha cancellato il bene ed il male dal suo orizzonte mentale. I suoi vizi li usa quando sono utili al proprio interesse, altrimenti li tiene a guinzaglio, li reprime. Si maschera. Si presenta al mondo che lo circonda così come il mondo lo vuole. La dominante del suo carattere è l'utile, l'utile per sé.
Questo tipo umano, l'ho già detto, va molto al di là dell'epoca sua. Infatti è stato più volte raffigurato, con qualche differenza rispetto al prototipo che deriva dalle diversità di scrittura degli autori che sono rimasti affascinati da quel tipo umano che ha fatto della disumanità la sua divisa.
Dostoevskij fece qualche cosa di simile scrivendo Memorie del sottosuolo, dove il personaggio appare ancor più simile al prototipo, ma con un tratto di malvagità in più rispetto all'originale.
Nessuno degli autori di questo genere di letteratura ha però raggiunto l'eleganza letteraria e la profondità filosofica di Diderot e la ragione credo sia questa: Diderot sapeva che la morale non è scolpita una volta per tutte ma è un prodotto dell'epoca e quindi relativa. Sapeva anche che l'uomo ha scoperto il bene e il male nel momento stesso in cui ha perso l'innocenza in cui vivono tutti gli altri esseri viventi.
Il Nipote di Rameau, così l'uomo del sottosuolo, si disumanizzano e in questo modo riacquistano l'innocenza nel senso che perdono la cognizione del bene e del male. Non resta loro che l'istinto della sopravvivenza ed è questo soltanto che guida i loro comportamenti.
Diderot aveva chiarissimi questi elementi conoscitivi ed è questa la ragione per cui il suo dialogo è un pezzo letterario di ineguagliabile potenza espressiva.

 


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